LO QUE ME GUSTA


"Lo que me gusta de tu cuerpo es el sexo. Lo que me gusta de tu sexo es la boca. Lo que me gusta de tu boca es la lengua. Lo que me gusta de tu lengua es la palabra."

Julio Cortàzar -



mercoledì 23 marzo 2016

CHIODI

La mattina si sveglia
Con quel nodo di nostalgia in gola
Come un foulard che stringe troppo
Tenta di allentare la stretta
Sorridendo al sole
Ha tolto le staffe
Da tutti i suoi io
E adesso le scivola via l’anima
Senza un appoggio
Dorme
S’alza
Esce
Cammina
… troverà la strada
E nuovi chiodi

Per la sua croce.

Ayse


martedì 22 marzo 2016

M.M

Piove, piove, piove. Non ha alcuna intenzione di smettere. Marzo fottuto. La primavera non sembra avere nessuna voglia di arrivare a consolare e scaldare.
I vetri  delle finestre sono rigati di pioggia che scivola via in larghe gocce grasse e panciute, pesanti. Freddo e umido.  Si passa una mano tra i capelli corti come a scacciare la ragnatela appiccicosa d’un pensiero fastidioso.
Non può più stare chiusa li dentro. Deve uscire prima di diventare pazza. Da mesi vive rinchiusa tra quelle quattro mura aspettando non si sa cosa, guardando sempre lo stesso film, compiendo gli stessi gesti rituali, ossessivamente.
Corre in bagno e si butta sotto la doccia prima che l’impulso di uscire le passi lasciando il posto all’apatia e alle solite paranoie.
S’insapona sfregando forte, arrossandosi la pelle, ricoprendosi di schiuma morbida e profumata lasciandosi frustare dal getto potente della doccia bollente.
Rimane ad occhi chiusi per un po’ sotto l’acqua sperando che le lavi via di dosso la frustrazione e la tristezza degli ultimi pesanti e angosciosi mesi.
Si sente un po’ rigenerata, lentamente si spalma su tutto il corpo una crema profumata e si strofina i capelli arruffandoli.
Passa un tocco leggero di matita nera a sottolineare il contorno dei grandi occhi verdi e mette appena un velo di rossetto rosso.  Sono gesti che non compie da tanto tempo, non ne aveva avuto voglia, non sentiva il bisogno di farsi bella da un bel po’.
Non perde molto tempo a vestirsi: jeans, stivali neri, maglietta nera e un maglione nero col cappuccio. Afferra il suo giubbotto di pelle vecchio e sgualcito che la fa sentire tanto al sicuro e che le sembra sempre che l’abbracci ed esce quasi correndo, come impaurita che i fantasmi, gli incubi e i deliri le possano correre dietro afferrandola e riportandola in casa, in prigione, tra sbarre di ricordi e di lacrime.
Sembra telecomandata. Sale in auto e va verso il Frida, chissà poi perchè. Il locale è un vecchio ritrovo dove servono salumi spagnoli e assenzio. Entra imbarazzatissima. Spera che nessuno noti quanto sia disabituata ad andare in giro da sola per locali e si siede ad uno sgabello vicino al bancone.
Ordina vino rosso. Le viene servito in un bel bicchiere panciuto, un baloon sensuale. Il rubino del vino la ipnotizza. Dopo i primi due sorsi inizia a rilassarsi e a scaldarsi. Osserva le persone, cerca di indovinare le interazioni, ascolta i discorsi senza farsi notare. E’ curiosa  e avida di vita, di gente, di parole. Le pare che l’involucro vischioso in cui si sente rinchiusa da un pezzo si stia spaccando lasciandola scivolare finalmente fuori, nuova, pulita, splendente.
La barista si lamenta di due avventori maleducati e le fa dei gesti d’intesa. Sorride e alza gli occhi al cielo provando empatia per quella ragazza che tutte le sere sopporta gente d’ogni tipo. Si crea una sorta di confidenza per cui ogni tanto scambiano qualche frase. Si sente meno sola e meno impacciata.
Il vino la illanguidisce e la rende curiosa. Gli occhi ora vivaci e luminosi guizzano di qua e di là affamati di visioni.
Nel trambusto delle voci e delle risate che la distraggono all’improvviso s’accorge d’una presenza al suo fianco. Non s’era  affatto resa conto dell’arrivo di un uomo che s’era seduto proprio sullo sgabello vicino al suo.
Fin’ora lei e la barista s’erano create un loro micromondo in cui nessuno era penetrato un po’ perché  gli avventori s’andavano a sedere ai tavolini e un po’ perché era ancora troppo presto perchè il locale fosse affollato così tanto da riempire tutti i posti.
Ma torniamo al nostro uomo. Il fatto è che è pieno di uomini il bar, ma quello li emana una forza strana che catalizza la sua attenzione.  Non è bello nel senso classico del termine ma è maschio.
Ha spalle larghe e un torace ampio di quelli su cui addormentarsi dopo la passione.
Ha una bella barba che lo rende decisamente selvatico. Come lei anche lui è  vestito semplicemente, con pantaloni  con le tasche e felpa scura col cappuccio.
Si rivolge gentilmente alla barista chiedendo un whisky “Oban” che lei non ha sentito mai nominare.
Mentre allunga la mano per prendere il suo bicchiere inavvertitamente urta il  vino facendolo ondeggiare pericolosamente.
Lei lo afferra per evitare che si rovesci e nel farlo gli sfiora le  dita. Una corrente elettrica scorre subito su per il braccio fino ad arrivarle in testa, direttamente in mezzo agli occhi.
Le chiede scusa con un sorriso e lei improvvisa una frase sconnessa, imbarazzata com’è da quel contatto inaspettato.
Finisce il suo vino e ne ordina un altro abbozzando un cin cin in direzione della barista che le risponde facendo tintinnare il collo della bottiglia della sua birra e coinvolgendo nel brindisi anche il bel tenebroso.
Inizia così una danza di sguardi e di mezzi sorrisi accennati, di battutine tra le due ragazze e l’uomo col cappuccio.  Il tempo passa piacevolmente e ora sugli sgabelli si chiacchiera amabilmente anche se non sono ancora state fatte le presentazioni ufficiali. Lei si accorge che piano piano sta diventando più maliziosa, sta flirtando e se ne compiace, ha dimenticato il sapore di  quel gioco delizioso.
“Devo fare pipì” esclama con allegria rendendosi poi conto di quanto fosse poco elegante la sua uscita in un contesto di estranei.
“Evviva” esclama la barista oramai sempre più impegnata a preparare cocktails e a servire bibite.
L’uomo invece a quella frase s’incupisce e lei nota un guizzo negli occhi scuri, come un luccichio perverso. Lo sente ripetere a bassa voce, come se la assaporasse,  quasi tra sè e sè, la parola “pipì”.
Si accorge che ora la sta guardando fisso e quasi pensieroso, come se stesse decidendo qualcosa di importantissimo.
Turbata si alza per andate in bagno e sente il suo sguardo bucarle la schiena.
Si gira un secondo per lanciargli un’ ultima occhiata veloce e i loro occhi s’agganciano. Le batte forte il cuore sono anni che un uomo non la osserva così, le sembra davvero desiderio quello che ha percepito.
Corre a rifugiarsi nella toilette.  Entra in fretta nel bagno, chiude la porta e vi sì appoggia con la schiena. Si sente una bambina in gita. Si guarda allo specchio e si mette a ridere da sola ripensando al suo comportamento infantile.
Si tira giù i jeans e si siede sul water. D’improvviso la porta si spalanca e si ritrova davanti l’uomo misterioso. Ma come cavolo … non aveva chiuso a chiave nella confusione del momento!!!!
Lui entra e si richiude la porta alle spalle. 
Dovrebbe cercare qualcosa da tirargli addosso. Si domanda se sia opportuno iniziare ad urlare a squarciagola chiedendo aiuto.
Cavolo, è un maniaco, l’ha seguita nel gabinetto e ora chissà cosa vuole farle. Dovrebbe reagire e tentare di cacciarlo.
E invece niente, se ne sta li con i pantaloni calati fino alle caviglie, seduta sul water, a guardalo.
Ha una espressione completamente rapita.
Piano piano si avvicina a piccoli passi.
Non parla, ha il respiro corto, è chiaramente eccitato, si vede dal rigonfiamento del cavallo dei suoi calzoni cargo.
Poi, finalmente, parla. Rompe il silenzio e le parla con voce bassa e profonda, incredibilmente rassicurante nonostante la situazione.
Le dice il suo nome. Michele, si chiama Michele. Cerca di tranquillizzarla dicendole che ha solo assecondato l’impulso di seguirla senza nessuna intenzione di farle del male.
 Dice che gli piace, che la trova  molto bella e sexy. Dice anche che vorrebbe chiederle una cosa ma che non vuole spaventarla o metterla in difficoltà.
E’ confusa, imbarazzata e un po’ preoccupata ma allo stesso tempo è incuriosita e terribilmente eccitata da quella situazione potenzialmente pericolosa. Si chiede se lasciarlo fare.
Vuole vedere dove vuole arrivare, dove vuole andare a parare. E poi le piace un sacco, le piace tantissimo quell’uomo.  Ora chiusi insieme in quello spazio angusto possono quasi palpare l’attrazione che c’è tra loro.
All’improvviso, rapido e fulmineo fa un balzo in avanti e le prende il collo stringendolo con una mano e spingendola con la schiena contro il muro.
Si china su di lei e la bacia, la bacia appassionatamente. Spinge con la lingua contro i suoi denti bianchi per trovare un varco nella  bocca calda e profumata di vino. Le dita stringono abbastanza forte il collo da toglierle il respiro o forse è quel bacio a levarle il fiato?
Trema tutta, è disorientata e le sue mani tentano di spostare indietro l’uomo che la sovrasta, ma senza successo. E’ più possente e più grosso di quanto appaia e tentare di spingerlo è come provare a muovere un grande albero secolare.
La sua lingua è bollente e morbida e ha il  sapore dolce del liquore, la invade tutta e si ritrova a ricambiare il bacio stupita dalla sua reazione, e’ eccitatissima. Forse è sufficientemente brilla da potersi permettere una sana incoscienza.
Si stacca e la lascia libera, le toglie la mano del collo bianco e l’aria, densa dell’odore di lui, le riempie di nuovo i polmoni.
Ricomincia a parlare.
Dice che ha un desiderio, una fantasia. Le dice che gli piacerebbe davvero da morire stare a guardarla mentre lei fa pipì e che gli piacerebbe anche poterla leccare.
Pensa in fretta.
Scappare?
Colpirlo sotto il naso?
Urlare?
Perché?
Non si sente minacciata, si sente emozionata ed eccitata.  Ma è una follia!!
E’ una cosa da matti, è pericoloso, è da fuori di testa!!
Eppure sente che qualcosa dentro di lei scatta, si sta arrendendo all’irrazionale, si sta lasciando andare alle sensazioni.
Tira un profondo sospiro e lo guarda dritto negli occhi con aria di sfida. Le sorride di rimando. Sta li dritto in piedi, appoggiato alla porta con le mani nelle tasche.
Forse nasconde un segreto, oppure soltanto caramelle e monetine.
Senza dire nulla, inizia a far pipì.
Piano piano, calibrando il getto e tenendo bel allargate le gambe in modo che lui posso guardare meglio la pioggia dorata che  in un piccolo rivolo inizia a cadere.
Inizia a strofinarsi l’uccello con la mano da dentro i pantaloni, lei riesce a vedere il gesto nascosto dalla stoffa.
Tira fuori le mani dalle tasche e si slaccia prima la cintura e poi i bottoni e lascia scivolare fuori il suo cazzo, un bel cazzo, tutto dritto e ben fatto.
 Inizia a maneggiarlo su e giù ritmicamente, una danza ipnotica, un balletto sensuale come un tango,  mano e membro allacciati in un vortice sensuale.
Continua a pisciare e lui s’avvicina puntandola con l’uccello in mano.
Le si siede sopra, le si mette in braccio, faccia a faccia, facendo attenzione a non pesarle addosso.
Infila il cazzo in mezzo alle sue cosce così da metterlo direttamente sotto il getto d’urina. Goccioline dorate schizzano sui peli del suo pube. Luccicano sotto la luce fluorescente del bagno del locale. Una doccia bollente lo investe.
L’uomo chiude gli occhi e si gode la sensazione dello scroscio sulla pelle tesa e lucida del suo membro mentre lo sfrega contro le labbra aperte e bagnate della fica.
Lo attira a sé prendendolo per le natiche, vuole odorarlo, vuole baciarlo ancora come prima.
Quando si esaurisce il getto lui si alza in piedi, le spinge la nuca in avanti con una mano e con l’altra le infila il cazzo in bocca.
Bagnato d’urina e dei suoi umori lo succhia avidamente, lo lecca, lo ingoia. Ora è affamata, avida, non si fa più nessuna domanda.
Si stacca interrompendo quel contatto così intimo e la tira in piedi, la fa alzare dall’asse e le circonda la vita con un braccio attirandola a sé.
Le accarezza il culo con la mano libera, scorre sulla pelle nuda e lentamente s’insinua nella fessura umida suo sedere, sfiorandole l’ano con le dita .
Sente subito una contrazione.
Sposta la mano davanti senza mai staccare da sé il corpo della ragazza. Un passo alla volta l’ha spinta contro il muro e ora la sta schiacciando con il peso del corpo, aderendo completamente a lei, sfregandosi contro di lei.
Tuffa le dita nella sua fica bagnata .
Lentamente inizia a masturbarla sorreggendola. Le gambe le tremano, lui la sente. Le bacia il collo, il petto, e intanto la tortura con le dita. Ora sono tutte bagnate di lei e può di nuovo spingersi verso il suo obbiettivo principale.
Con l’aiuto degli umori diventa molto più semplice infilarsi in quel buco così stretto e timido. Il  dito entra un poco, poi ancora di più. Con calma si spinge sempre più in profondità senza forzare, finché non la sente rilassarsi e accettare quel massaggio inebriante.
Le dita diventano due. Poi tre. Ora lei sta ansimando forte aggrappata al suo collo.
Il suo respiro caldo gli sfiora la pelle e la sente sussurrare preghiere e implorazioni.
Margherita. Si chiama Margherita. Glielo sta mormorando tra un sospiro e l’altro.
D’un tratto smette di toccarla. Respira forte, si concentra, la guarda deciso. Le tira su i pantaloni, allaccia i suoi. Lei è confusa e carica d’elettricità. Si sta chiedendo come mai lui si sia fermato così repentinamente.
Tenendola per mano la trascina fuori da quel bagno angusto.
Attraversano il locale quasi correndo e si tuffano nella notte.
Lui ha bisogno d’un letto per incularla, per leccarla, per scoprirla. Lei ha bisogno  di scuotersi di dosso l’incredulità d’aver scovato quell’anima affine per potergli  mostrare con calma, con pazienza, con tranquillità tutto quello che vuole fargli per farlo godere.

Gli animali della notte corrono verso una tana.

(Ayse)

mercoledì 24 febbraio 2016

RED RED WINE

... E poi ci sono certe bottiglie di rosso che non ce la possono fare, devono mandarti a 

cagare e frantumare ogni 

parvenza di decenza tu ti sia imposta. Niente di che,bastano due bicchieri e fanculo all'auto 

convincimento... 

Che poi lo scopo principale era il rilassamento...F.

martedì 23 febbraio 2016

FUORI DALLA TUA GIORNATA



Suona un clacson. Mi scuoto e ritorno in me. Mille volte al giorno. Come d’improvviso sparisco qualche minuto. Mi proietto. Una porta spazio –temporale e ti vedo. Seguo i tuoi passi. Ascolto la tua voce. Vedo nello specchio l'espressione. Quella smorfia solo tua di quando ti rimiri. Persa in un buco nero volteggio senza gravità. Quel gesto con la mano. Quel sorriso strano. Guardo l’orologio. E’ l’ora in cui esci. Sento il rumore della doccia, sei tornato da quell'impegno. Squilla il cellulare, cado su un gradino e torno nel grigio del marciapiede, fuori dalla tua giornata. Sovrappensiero ti guardo accendere il camino. Immaginandoti. Il divano, il terrazzo. In cosa sei indaffarato?Un altro clacson. Con un boato ritorno indietro. Le giornate scorrono così. Interrotte. Riprese per i capelli. Sconnesse. In bilico tra realtà e memoria immaginata.
F.

mercoledì 17 febbraio 2016

PASSEGGIANDO

Quella passeggiata lunghissima
Passo dopo passo
Mano nella mano
Mi portava lontano
Ci portava lontano
Un sogno camminante
Un’ andata e un ritorno
Ci giravamo intorno
Aggrappati alle nostre ciglia
E ai nostri sorrisi
E mentre coglievo un fiore
Ho visto sparire la tua ombra
Non mi copriva più
Ho girato l’anima
Scrutava il vuoto
L’ha detto al cuore
Lui s’è inginocchiato
sull’asfalto grigio
che da marciapiede
è diventato un fiume salato
di lacrime versate …

F.

lunedì 15 febbraio 2016

SONO DI VETRO

Sei dietro l'angolo come un demone in agguato, se mi distraggo, passa un secondo, sono di nuovo impietrita in preda al panico, e il dolore sale e mi assale e vomito rabbia e tormento e inciampo e barcollo e mi spavento, scappo, piango, inverto la rotta torno indietro ...non ho scampo ... mi crepo sono di vetro...

Risultati immagini per donna di vetro

martedì 9 settembre 2014

LA MATRIOSKA


LA MATRIOSKA


Vivo dentro, in fondo in fondo, dove nessuno o quasi ha mai il coraggio di andare, troppo buio, troppa fatica, troppo sudore, meglio restare in superficie e immaginare senza smontare, senza scavare, l’intensità è dura da trovare, come oro o petrolio, e costa sudore e determinazione.
E così eccoci qui, mi hai fatto uscire allo scoperto, ti sei tanto impegnato, eri tanto proteso che ti sei infilato dentro e mi hai trascinato, sono venuta fuori dal cuore del mio rifugio componibile, fatto di pareti di carta e di corde di canapa, una me stessa dentro un’altra me stessa, più piccola, sempre più piccola, più preziosa e nascosta, sempre più preziosa e nascosta, più spaventata, sempre più terrorizzata e spaventata di venire ancora sprecata

… ma intanto, dal mio silenzio amniotico, dentro il mio tronco di betulla intagliato, seguivo il tuo richiamo, sentivo la tua voce da lontano, scuotevo la testa e recalcitravo, temevo non avresti retto il peso e invece mi hai preso in braccio e mi ha portato in superficie, sei venuto fino alla radice e mi hai tirato fuori, mi hai portato i fiori e c’era il sole ed era accecante e sembrava quello che avevo nascosto nel mio piccolo interno io, così vivo e brillante da far male agli occhi da sembrare un gioco di specchi.
ayse

SERENATA DEI CUORI INFRANTI



SERENATA DEI CUORI INFRANTI


SERENATA DEI CUORI INFRANTI
Che non lo senti ‘sto rumore di vetri spezzati
Di cocci frantumati
Mica è il frinire di grilli o la musica di violini
Mica sono canzoni allegre di gitani
È il cuore mio che canta dolore, che si strugge
E si rotola sugli spini e sui chiodi arrugginiti
Che non lo vedi st’incendio che infiamma
Di ciocchi rosso acceso e crepitii
Mica è un falò sulla spiaggia d’estate
Mica è un camino acceso che al tintinnar
Di bicchieri di sangue rubino ricolmi
festeggian l’amore nei talami e nell’alcove.
No, è il cuore mio che divampa
E va al rogo, è il cuore che stregato brucia impalato
Tra fiamme alte e bocche di demoni affamate
…e te la suono e te la canto io sta serenata da pazzi …
… Di noi altri che come razzi ci sparano nel cielo …
E poi ci lasciano lì nell’orbite vuote degli occhi dell’universo
Dispersi a scriver versi sdruciti mentre loro se ne stanno beati
A guardar per mano le stelle cadenti … innamorati …
…. Mentre a noi c’hanno soltanto usati come stracci bagnati
Per ripulirsi del grigiore che s’erano appiccicati addosso
Per nascondersi, che c’avevano paura d’essere trovati e noi
Ecco, stupidi pierrot, l’abbiamo liberati ‘sti pupazzi … e guardali ora, come volano nel cielo,
festanti, colorati.
AYSE

venerdì 7 marzo 2014

BELLE

«Ce ne sono di più belle, 
ma io so amare meglio».

Gustave Flaubert, 
“Madame Bovary”

martedì 18 febbraio 2014

“Illuminata rugiada”

La terra tremola
di piacere
sotto un sole
di violenze
gentili.''

Giuseppe Ungaretti, 

“Illuminata rugiada”

lunedì 17 febbraio 2014

Tu hai la mia pietà

Di meriti non me ne hai mai dati, anzi mi screditi davanti agli altri e ora lo fai come chi è cinico e pensa di essere sensibile, si crede integro e invece è solamente un debole.
Tu hai la mia pietà per l'odio che ti ha nutrito di bugie, io ti perdono anche in nome di una mia grande libertà, le scelte sono mie.
Dubito che detto questo tu smetterai subito, evito di immaginare ancora quello che mi darà il vomito.
Il limite l'hai già raggiunto e ogni momento è insopportabile, io non ne posso più ma se reagisco allora ho smesso di combattere.
Tu hai la mia pietà per l'odio che ti ha riempito di manie e ti perdono anche in nome di una mia grande libertà, non chiedo garanzie.
Conto sulle dita i passi avanti aspettando segni di onestà e di risveglio, e come va? Non va un po' meglio?
Tu hai la mia pietà per l'odio che ti ha nutrito di bugie, io ti perdono anche in nome di una mia grande libertà, le scelte sono mie.
Buono sì, però coglione no, e tu ricordalo che aspetterò fino ad un certo punto e dopo non ti darò un'occasione per rimediare con ritardo al mio dolore... un'occasione per rimediare con ritardo al mio dolore...
- Samuele Bersani - 

martedì 28 gennaio 2014

Ricordati sempre

«Ricordati sempre: quando un uomo esce da una stanza, si lascia alle spalle tutto quel che c’è dentro. Una donna, invece, si porta appresso tutto quel che c’è avvenuto».

Alice Munro, “Troppa felicità”


martedì 14 gennaio 2014

La speranza è la finestra che al mattino ti consegna un giorno tutto nuovo. Basta che la apri. (T. Lasconi)

Fare l’amore è l’attività che, in assoluto, aumenta maggiormente il nostro livello di felicità (+14,6%: per mettere le cose in prospettiva, giocare con i figli piccoli vale “solo” un +4,1% e trastullarsi sui social media un misero +0,6%).

venerdì 22 novembre 2013

LEXOTAN

PER LEGGERE IL RACCONTO "LEXOTAN" CLICCA QUI:
lexotan

Non voglio essere il leader

“Non voglio essere il leader.
Rifiuto di esserlo.
Voglio vivere beatamente e
oscuramente nella mia femminilità.
Voglio un uomo sopra di me, sempre sopra di me.
Il suo volere, il suo piacere,
il suo desiderio, la sua vita,
il suo lavoro, la sua sessualità
la priorità, il comando, la mia guida.
Non m’interessa lavorare,
conquistare il mio spazio intellettualmente,
artisticamente;
ma come donna, oh, Dio,
come donna voglio esser dominata.
Non m’interessa che mi si dica
che devo stare in piedi da sola,
né che devo aggrapparmi a tutto ciò
che sono capace di fare,
ma voglio essere catturata,
scopata, posseduta dal volere di un maschio
a suo piacimento, a suo comando.”

Anais Nin

martedì 19 novembre 2013

“Lettere appassionate”

«Nella saliva
nella carta
nell'eclisse.
In tutte le linee
in tutti i colori
in tutti i boccali
nel mio petto
fuori, dentro
nel calamaio - nelle difficoltà a scrivere
nello stupore dei miei occhi
nelle ultime lune del sole
(il sole non ha lune) in tutto.
Dire "in tutto" è stupido e magnifico.
Diego nelle mie urine - Diego nella mia bocca
nel mio cuore - nella mia follia - nel mio sogno
nella carta assorbente - nella punta della penna
nelle matite - nei paesaggi - nel cibo - nel metallo
nell'immaginazione.
Nelle malattie - nelle rotture - nei suoi pretesti
nei suoi occhi - nella sua bocca
nelle sue menzogne».

Frida Kahlo, “Lettere appassionate”

lunedì 18 novembre 2013

Sentirai

«Sentirai il tuono
e mi ricorderai,
pensando: lei voleva la tempesta».

Anna Achmatova



lunedì 28 ottobre 2013

“Lettere luterane”

«Non lasciarti tentare dai campioni dell’infelicità, della mutria cretina, della serietà ignorante. Sii allegro. […] T’insegneranno a non splendere. E tu splendi, invece». 

Pier Paolo Pasolini, “Lettere luterane”

giovedì 24 ottobre 2013

LA TEMPESTA PERFETTA

… Tutto sembra quiete, tutto sembra immobile nel silenzio del buio
ascolto i tuoi occhi muovere verso di me e li sento
tocco il tuo respiro vento calmo e regolare
sento le tue ciglia sbattere le ali piano
sento come piccoli uccellini gai
le tue mani posarsi sui rami
delle mie esili braccia
bianche di sonno.

… Tutto è calmo come mare d’olio, tutto sembra alba immobile
 le navi dei nostri corpi scivolano lente l’una verso l’altra
e d’improvviso  eccola inaspettata e improvvisa
la tempesta perfetta dei nostri sensi
assensi e convergenze tra le onde
del nostro godere che s’ingrossa
 e sbatte e s’infrange
alzandosi in spruzzi.


Spingendoci in alto d’estasi e d’orgasmi anneghiamo l’uno dentro l’altra.

Ayse

“Laudi”

«Ladra di versi ho fatto il verso ai versi
per l’amore che non sapevo dare.
Ho fatto versi sempre più perversi
per uscire da me e riposare».

Patrizia Valduga, “Laudi”

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venerdì 4 ottobre 2013

L’amore fra noi



«L’amore fra noi lo inventammo come in una prigione due detenuti inventano un telegrafo di segni mediante battimenti sul muro, strofette canticchiate da una finestra all’altra, messaggi sibillini scritti su rotolini di carta. Così cercammo, così trovammo l’alfabeto e la grammatica di una lingua che non c’era».

Gesualdo Bufalino, “Il malpensante”

PERSONE

Piango... piango leggendo il giornale, piango pensando a tutte quelle donne, quei bambini, quegli uomini addormentati nel fondo del nostro bel mare e mi do della stupida per tutte le volte che mi arrabbio per cose che di fronte a questo viaggio della speranza trasformato in tragedia diventano inezie, mi arrabbio con me stessa per tutte le volte che vado a dormire la notte incavolata per stupidate alla luce di tutta questa vera sofferenza .... piango per tutte quelle donne, quegli uomini, quei bambini...quelle PERSONE ...
Piango per la perduta coscienza di chi passando ha ignorato quello che accadeva pensando che altri estranei invadevano il nostro paese ....
.... uomini, donne, bambini ... PERSONE ...
Anna
E venne dall'acqua, e venne dal sale
la penitenza dalla mano del mare
il comandante avanza e niente si puó fare
vuole una morte, la vuole affrontare
e lí l'attandeva, dove il sole cala
cala e non muore, e l'acqua non lo lava
e il demone lo duole, sui banchi d'acqua
stregati di olio e petrolio
e il vento non alzava, e il mare imputridiva
legati a un solo raggio, tutti presi in ostaggio
avanzavamo lenti, senza ammutinamenti
e il comandante é pazzo, e avanza nel peccato
e il demone ch'é suo, adesso vuole mio
e brinda con il sangue all'odio ci convince,
che se é sua la barca che vince, dev'essere la mia
e gli occhi non videro, non videro la luce
non videro la messe, che altri non l'avesse
e il cielo fece nero, e urló la nube al cielo
e s'affamó d'abisso, che tutti ci prendesse
Matri mia, salvezza prendimi nell'anima
Matri mia, le ossa nell'acqua
anime bianche, anime salvate
anime venite, anime addolorate
che io abbia due soldi, due soldi sopra gli occhi
due soldi per l'onore, due monete in pegno
per pagare il legno, la dura voga del traghettatore
e vieni occhi di fluoro, vieni al tuo lavoro
vieni spettro del tesoro
la vela tende, il vento se la prende
la vela cade, le remi allontanate
e accese sui pennoni
i fuochi fatui, i fuochi alati
della Santissima dei naufragati
Matri mia, salvezza prendimi nell'anima
il tempo stremava, l'arsura ci cuoceva
parlavamo alle vare e il silenzio dal mare
e il legno cedeva all'acqua suo pianto
la vela cadde, la sete ci asciugó
acqua, acqua, acqua in ogni dove
e nemmeno una goccia, nemmeno una goccia da bere
e gli uomini spegnevano, spegnevano il respiro
spegnevano la voce, nel nome dell'odio
che tutti ci appagó, il cielo rigó di sbarre il suo portale
il volto di fuoco, dentro imprigionó
lo spettro vedemmo venire di lontano
venire per ghermire, nero di dannazione
vita e morte, vita e morte era il suo nome
Matri mia, salvezza prendimi nell'anima
Matri mia, salvezza prendimi
questa é la ballata di chi si é preso il mare
che lapide non abbia, ne ossa sulla sabbia
né polvere ritorni, ma bruci sui pennoni
nei fuochi sacri, nei fuochi alati
della Santissima dei naufragati
O Santissima dei naufragati vieni a noi che siamo andati
senza lacrime senza gloria, vieni a noi, perdon, pietá.
 ( Vinicio Capossela) 

mercoledì 2 ottobre 2013

Dio mi liberi

Dio mi liberi dalla saggezza che non piange, dalla filosofia che non ride, dall’orgoglio che non s’inchina davanti ad un bambino. 

Kahlil Gibran

LOS DADOS SIGUEN RODANDO

“Non potevo continuare a tacere, a scrivere sciocchezze solo per ricevere qualche complimento. 
Le regole del gioco erano troppo rigide . Si poteva dire solo “sì”. E non ne valeva la pena.”


Pedro Juan Gutierrez


LOS DADOS SIGUEN RODANDO
El impulso del rayo.
El látigo en mi mano.
Se hace de noche.
Ya casi no veo mi letra pequeña
que insiste en el silencio
y la lejanía.
El vacío junto a la cascada.
Intento alejarme.
Trabajar en el huerto.
Mi mujer escucha una ópera.
No imagina que de nuevo
organizo una conspiración.
Envidio a los tiburones,
inesperados y sutiles.
Reptiles. Avispas. Patos de Canadá que emigran.
La niebla borra algo en mi corazón.
Aunque ya poco puedo hacer.
Los dados siguen rodando
sobre el tapete verde.
I DADI CONTINUANO A ROTOLARE
L’impeto del fulmine.
La sferza nella mano.
Si fa notte.
Quasi non vedo più
la mia grafia piccola
che insiste con il silenzio
e la lontananza.
Il vuoto accanto alla cascata.
Cerco di allontanarmi.
Lavorare nell’orto.
La mia compagna ascolta un’opera.
Non immagina che di nuovo
organizzo una cospirazione.
Invidio gli squali,
imprevedibili e astuti.
Rettili. Vespe. Anitre del Canada che migrano.
La nebbia cancella
qualcosa nel mio cuore.
Anche se ormai posso fare poco.
I dadi continuano a rotolare
sul tappeto verde.
(trad. di Fabrizio Lorusso)

giovedì 29 agosto 2013

Kintsugi

Quando i giapponesi riparano un oggetto rotto, valorizzano la crepa riempiendo la spaccatura con dell'oro.
Essi credono che quando qualcosa ha subito una ferita ed ha una storia, diventa più bello.
Questa tecnica è chiamata Kintsugi ....... Rendere belle e preziose le "persone" che hanno sofferto......questa tecnica si chiama amore
Il dolore è parte della vita. A volte è una parte grande, e a volte no, ma in entrambi i casi, è una parte del grande puzzle, della musica profonda, del grande gioco. Il dolore fa due cose: Ti insegna, ti dice che sei vivo. Poi passa e ti lascia cambiato. E ti lascia più saggio, a volte. In alcuni casi ti lascia più forte. In entrambe le circostanze, il dolore lascia il segno, e tutto ciò che di importante potrà mai accadere nella tua vita lo comporterà in un modo o nell’altro.


Jim Butcher


lunedì 15 luglio 2013

RACCONTI

MESSAGGIO PER I MIEI LETTORI:

Se non trovate più i miei racconti è perchè sono pubblicati sulla piattaforma di UN editore virtuale e la clausola contrattuale  prevede che non vi sia alcuna traccia sul web di quello che ho inviato a loro da pubblicare.
Se cercate i miei nuovi e vecchi scritti li potete trovare qui:


Eros Edizioni Logo


Eros Edizioni

Eros Edizioni è lo spazio dove appagherai il tuo bisogno più intimo e profondo di erotismo. Non vogliamo intellettualizzare l'esperienza erotica, che è fatta di mente, ma anche di carne e sangue. E di sogno. Dunque, piuttosto che descriverti cos'è per noi l'erotismo, preferiamo che tu lo scopra e lo viva in pieno su questa piattaforma. Esplorala, abitala, falla diventare lo spazio dove ricercare, trovare, esprimere e condividere il tuo eros e le mille forme in cui si manifesta. All'interno di questo spazio scoprirai molte potenzialità e ti stupiranno tutte, perché sono tutte legate alla soddisfazione di un bisogno profondo che ti appartiene, come appartiene a tutti e tutte noi.

Qui potrai vivere lo spazio dei CONSACRATI, un vero e proprio tempio della letteratura erotica in cui troverai le pagine più sublimi e più appassionanti di tutti i tempi e di tutte le culture che sono state scritte in ambito erotico, dagli albori delle civiltà ad oggi. Un progetto ambizioso, uno spazio che crescerà costantemente nel corso del tempo anche grazie al contributo del web.

Potrai spostarti nell'area degli EMERGENTI e vi troverai i racconti e i testi dei migliori autori italiani contemporanei di erotismo, selezionati con rigore per soddisfare la tua necessità di qualità letteraria e coinvolgimento autentico e raffinato sul piano erotico. Integrati costantemente da nuove sorprendenti produzioni.

E soprattutto potrai entrare nel SALOTTO DI EROS, uno spazio vasto ed intimo insieme, dove potrai aprire un tuo divano e invitarvi amiche e amici incontrati sulla piattaforma per condividere emozioni, riflessioni, fantasie, sogni sui racconti letti o su qualsiasi altro argomento legato a eros su cui vorrete soffermarvi. Ma potrai anche vagare tra i molti divani e accomodarti dove vorrai, dove ti porta la mente o il cuore: sarai sempre ben accolto da tutti e da tutte. Sei un appassionato frequentatore di Eros.


giovedì 6 giugno 2013

Eros Edizioni

Eros Edizioni Logo

Cos'è Eros Edizioni

Eros Edizioni è lo spazio dove appagherai il tuo bisogno più intimo e profondo di erotismo.  Scoprilo e vivilo in pieno su questa piattaforma. Esplorala, abitala, falla diventare lo spazio dove ricercare, trovare, esprimere e condividere il tuo eros e le mille forme in cui si manifesta.


Entra subito nel SALOTTO DI EROS, uno spazio affascinante e intrigante, vasto ed intimo, dove potrai aprire un tuo divano e invitarvi amiche
e amici incontrati sulla piattaforma per condividere insieme emozioni, riflessioni, fantasie, sogni su qualsiasi argomento legato a eros su cui vorrete soffermarvi. Ma potrai anche vagare tra i molti divani e accomodarti dove vorrai, dove ti porta la mente o il cuore: sarai sempre ben accolto da tutti e da tutte e potrai comunicare con tutti e con tutte.
 

Vivi lo spazio dei CONSACRATI, un vero e proprio tempio della letteratura erotica in cui troverai le pagine più sublimi e più appassionanti di tutti i tempi e di tutte le culture che sono state scritte in ambito erotico, dagli albori delle civiltà ad oggi. Un progetto ambizioso, uno spazio
che crescerà costantemente nel corso del tempo anche grazie al contributo del web.


Visita l'area degli EMERGENTI : vi troverai i racconti e i testi dei migliori autori italiani contemporanei di erotismo, selezionati con rigore per soddisfare la tua necessità di qualità letteraria e coinvolgimento autentico e raffinato sul piano erotico. Integrati costantemente da nuove sorprendenti produzioni.

Eros_letteratura_erotica



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venerdì 24 maggio 2013

DIVERSI

Ci salva ...


“Tentava di giudicare l’amore futuro in base alla sofferenza passata.
L’amore è sempre nuovo.
Non importa che amiamo una, due, dieci volte nella vita: ci troviamo sempre davanti ad una situazione che non conosciamo. L’amore può condurci all’inferno o in paradiso, comunque ci porta sempre in qualche luogo.
E’ necessario accettarlo perché esso è ciò che alimenta la nostra esistenza. Se non lo accettiamo, moriremo di fame pur vedendo i rami dell’albero della vita carichi di frutti: non avremo il coraggio di tendere la mano e di coglierli.
E’ necessario ricercare l’amore là dove si trova, anche se ciò potrebbe significare ore, giorni, settimane di delusione e di tristezza.
Perché nel momento in cui partiamo in cerca dell’amore, anche l’amore muove per venirci incontro.
E ci salva.”
(P. Coelho - Sulla sponda del fiume Piedra mi sono seduta e ho pianto)

giovedì 23 maggio 2013

Chi ama

Chi ama protegge. 
Proteggere è la più bella voce del verbo amare.

Bruno Ferrero

martedì 21 maggio 2013

Il coperchio del mare

"I raggi della sera hanno una forza incredibile.
Nella quiete più totale, ti fanno realizzare che ogni giornata è unica e che non tornerà una seconda volta"

(Banana Yoshimoto - "Il coperchio del mare")

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